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Ma chi ha inventato il cambio per la bici?

Enea Armeni è stato un inventore geniale di quelli che non ti aspetti: sono gli anni ’20 del ‘900 quando Piediluco, piccolo paesino sull’omonimo lago, che per anni era vissuto di pesca e di agricoltura, si arrende al richiamo della grande industria della vicina città dell’acciaio, Terni. Vicina si fa per dire perché dopo 10 ore di lavoro massacrante risalire lungo la statale per 13 chilometri di curve non asfaltate non era di certo una passeggiata, con quelle biciclette pesantissime.

Un gancio per lasciarsi trasportare lungo l’arrampicata era il massimo che l’ingegno di quei ciclisti operai era riuscito a sfornare per alleviare la fatica dopo il turno di lavoro, prima che Enea Armeni inventasse qualcosa di straordinario, il cambio di velocità. Si pensa subito al vicentino Tullio Campagnolo, quando si parla di cambio, ma la verità è che, due anni prima di lui, fu proprio Enea ad ottenere il riconoscimento del brevetto dal ministero dell’economia nazionale e a dirlo sono i documenti ufficiali.

La prima bicicletta la costruì artigianalmente con i pezzi rimediati da un falegname che aveva l’officina sotto casa sua, poi divenne un corridore amatoriale e proprio lungo le salite vicino casa cominciò a pensare a questa invenzione. Il papà di Enea era il titolare di un’officina meccanica con annessa una fonderia dove Enea costruì il cambio a partire dallo stampo su cui fece la colata e dopo averlo montato sulla sua bicicletta, lo provò, per verificarne il funzionamento. Visti i risultati positivi, nel 1928, decise di inoltrare al ministero la domanda per il riconoscimento del suo brevetto che arrivò nel 1930. Non si sa ancora perché non gli siano poi stati riconosciuti i diritti come a Tullio Campagnolo, sta di fatto che poi Enea si dedicò ad altro.

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